<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom">
  <title>News dal web</title>
  <subtitle>Notizie dal mondo del pinguino (GNU - Linux) e dell'informatica</subtitle>
  <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org"/>
  <link rel="self" type="application/atom+xml" href="http://www.luckylinux.org/atom/feed"/>
  <id>http://www.luckylinux.org/atom/feed</id>
  <updated>2008-07-09T20:45:59+02:00</updated>
  <entry>
    <title>10 agosto 2008, l&#039;Italia blocca Pirate Bay</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/10-agosto-2008-l-italia-blocca-pirate-bay" />
    <id>http://www.luckylinux.org/10-agosto-2008-l-italia-blocca-pirate-bay</id>
    <published>2008-08-22T09:18:53+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T09:18:53+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="blocchi" />
    <category term="filtri" />
    <category term="indagini" />
    <category term="Internet" />
    <category term="pirate bay" />
    <category term="violazioni" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - La Baia dei Pirati, quel "The Pirate Bay" che da anni <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22the+pirate+bay%22&amp;t=4&amp;o=0" target="_blank">tiene sotto scacco l'industria dei contenuti</a> affermandosi come maggior snodo del mondo peer-to-peer, &egrave; meno facilmente accessibile dall'Italia ormai da molte ore. Stando a quanto emerso, infatti, la connessione alla Bay &amp;</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - La Baia dei Pirati, quel "The Pirate Bay" che da anni <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=%22the+pirate+bay%22&amp;t=4&amp;o=0" target="_blank">tiene sotto scacco l'industria dei contenuti</a> affermandosi come maggior snodo del mondo peer-to-peer, &egrave; meno facilmente accessibile dall'Italia ormai da molte ore. Stando a quanto emerso, infatti, la connessione alla Bay &egrave; al centro di una indagine <a href="http://www.studiocelentano.it/d.asp?id=31437&amp;opt=ict" target="_blank">condotta</a> dalla Procura della Repubblica di Bergamo.</p>
</p>
<p><img src="http://www.punto-informatico.it/punto/20080812/baia.png" align="right" alt="un'immagine della Baia" title="L'Italia blocca Pirate Bay">Come gi&agrave; accaduto in passato per siti pedopornografici, agli ISP italiani &egrave; stato chiesto in questa fase di inibire l'accesso alle pagine della Baia: chi digitasse in queste ore la URL <a href="http://thepiratebay.org/" target="_blank">http://thepiratebay.org/</a> non riuscirebbe ad accedere con i mezzi tradizionali di navigazione alle pagine <em>piratesche</em>. Un blocco che sarebbe stato deciso nell'ambito dell'inchiesta tuttora in corso <a href="http://punto-informatico.it/2375731/PI/News/chiusura-colombo-bt-parla-guardia-finanza.aspx" target="_blank">a carico dello snodo italiano colombo-bt</a>.</p>
</p>
<p>Gli admin di Pirate Bay, sempre molto attivi nel combattere i tentativi di oscuramento in questo o di quel paese, hanno gi&agrave; iniziato a reagire mettendo in piedi labaia.org, <a href="http://labaia.org" target="_blank">accesso alternativo</a> al momento funzionante. Come noto, l'industria della musica, del cinema e del software da anni denuncia le attivit&agrave; di Pirate Bay sostenendo che quelle pagine facilitino la condivisione globale di materiale protetto da diritto d'autore, scambiato senza alcuna autorizzazione. Una accusa che la Baia non ha mai respinto, anzi <a href="http://punto-informatico.it/2050081/PI/News/scricchiola-sempre-piu-crociata-antip2p.aspx" target="_blank">ha alimentato</a> in pi&ugrave; occasioni.Vista la straordinaria rilevanza del sito pirata di origine svedese, uno dei siti pi&ugrave; visitati del mondo, la notizia del blocco <a href="http://news.slashdot.org/article.pl?sid=08/08/10/1934231" target="_blank">sta rimbalzando</a> un po' ovunque e la Baia ha gi&agrave; annunciato che <a href="http://www.broadbandreports.com/shownews/The-Pirate-Bay-Fights-Blocking-by-Italian-ISPs-96868" target="_blank">tenter&agrave; anche un ricorso</a> contro il provvedimento del GIP di Bergamo. A <em>Torrent Freak</em> il pi&ugrave; celebre degli admin della baia, <a href="http://blog.brokep.com/" target="_blank">Peter Sunde</a>, <a href="http://torrentfreak.com/the-pirate-bay-blocked-in-italy-080809/" target="_blank">ha dichiarato</a> nelle scorse ore che The Pirate Bay intende fare tutto il possibile per rimanere accessibile agli italiani, ed anzi invita gli utenti del Belpaese a contattare la Baia qualora abbiano intenzione di combattere sotto il profilo legale le misure decise dalle autorit&agrave; nostrane.</p>
</p>
<p>Come suo solito, <em>brokep</em>, non usa mezzi termini per attaccare. In un <a href="http://labaia.org/blog/123" target="_blank">post pubblicato su labaia.org</a> afferma: "Siamo abituati al fatto che vi siano paesi fascisti che non consentano libert&agrave; di espressione. Alcuni paesi pi&ugrave; piccoli hanno dittatori che decidono di bloccare il nostro sito perch&eacute; possiamo contribuire a diffondere informazioni che potrebbero essere loro dannose". E aggiunge poi: "Abbiamo gi&agrave; cambiato IP per il sito web, e questo consentir&agrave; l'accesso da met&agrave; dei provider. Vorremmo che tutti spingessero i nostri amici italiani a cambiare i loro DNS ad OpenDNS in modo che possano bypassare i filtri degli ISP. Questo consentir&agrave; loro anche di bypassare altri filtri instalati dal governo italiano, come bonus".</p>
</p>
<p>Al di l&agrave; delle parole, ora si apre in Italia una partita serissima per quelli di The Pirate Bay ma anche per i milioni di utenti che ne hanno fin qui fatto uso liberamente: &egrave; la prima volta che le autorit&agrave; italiane bloccano un sito che non &egrave; "di nicchia" ma, appunto, tra i pi&ugrave; popolari della rete. Si vedr&agrave;: in mezzo c'&egrave; il sempreverde conflitto tra il contrasto alla pirateria e alla violazione delle leggi sul diritto d'autore, la libert&agrave; di espressione e la libert&agrave; di pubblicazione e indicizzazione di link. </p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>Un tool di IBM scova i bug in tempo reale</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/un-tool-di-ibm-scova-i-bug-in-tempo-reale" />
    <id>http://www.luckylinux.org/un-tool-di-ibm-scova-i-bug-in-tempo-reale</id>
    <published>2008-08-22T09:14:34+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T09:14:34+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="BUG" />
    <category term="codice sorgente" />
    <category term="debugging" />
    <category term="IBM" />
    <category term="Programmazione" />
    <category term="Software" />
    <category term="Tecnologia" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Uno strumento per il debugging del software altrettanto semplice da utilizzare dei classici correttori grammaticali inclusi nei word processor. È cos&igrave; che <a href="http://www.ibm.com/it/it/" target="_blank">IBM</a> descrive Rational Software Analyzer (RSA), un tool concepito per aiutare gli sviluppatori a individuare gli errori di programmazione gi&agrave; in fase di stesura d</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Uno strumento per il debugging del software altrettanto semplice da utilizzare dei classici correttori grammaticali inclusi nei word processor. È cos&igrave; che <a href="http://www.ibm.com/it/it/" target="_blank">IBM</a> descrive Rational Software Analyzer (RSA), un tool concepito per aiutare gli sviluppatori a individuare gli errori di programmazione gi&agrave; in fase di stesura del codice, prima della sua compilazione.</p>
</p>
<p>IBM sostiene che oggi la maggior parte del software viene verificato quando il 90% del codice &egrave; gi&agrave; stato scritto. Rational Software Analyzer permette di effettuare la scansione delle righe di programma prima della sua messa in opera, un approccio che, secondo Big Blue, riduce il numero di bug nel codice finale di un fattore compreso fra il 15 e il 20%.</p>
</p>
<p>"Il mondo odierno &egrave; fortemente dipendente dal software: la definizione di processi di business e la creazione di nuovi prodotti costituiscono gran parte del lavoro dei team di sviluppatori", ha affermato Federico Botti, manager di Rational Software in IBM Italia. "Poich&eacute; i fallimenti dei progetti legati al software sono sempre pi&ugrave; comuni a causa della loro complessit&agrave;, gli sviluppatori hanno l'esigenza di creare software pi&ugrave; stabili e affidabili, in tempi sempre minori".IBM afferma che il suo nuovo tool, sviluppato come plug-in della piattaforma di sviluppo open source <a href="http://www.eclipse.org" target="_blank">Eclipse</a>, &egrave; in grado di identificare molteplici tipologie di errori di programmazione e di stile, e di fornire agli sviluppatori suggerimenti su come rimediare ai problemi rilevati. </p>
</p>
<p>Da uno studio condotto negli Stati Uniti tra le aziende che sviluppano software, IBM ha calcolato che l'identificazione e la correzione dei bug costa complessivamente 60 miliardi di dollari ogni anno, ossia circa 16mila dollari a bug.</p>
</p>
<p>Rational Software Analyzer gira su Linux e Windows ed &egrave; disponibile in due edizioni: la Developer, dal costo di 3550 euro, e la Enterprise, che gira su di un server e, per circa 50mila euro, pu&ograve; essere utilizzato da un numero illimitato di utenti della stessa azienda. Va notato come le cifre dei prezzi in euro siano identiche a quelle espresse in dollari: nella conversione, dunque, Big Blue non ha considerato il tasso di cambio tra le due valute.</p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>Midori, il futuro web-centrico di Windows</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/midori-il-futuro-web-centrico-di-windows" />
    <id>http://www.luckylinux.org/midori-il-futuro-web-centrico-di-windows</id>
    <published>2008-08-22T09:13:49+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T09:13:49+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="cloud computing" />
    <category term="Microsoft" />
    <category term="midori" />
    <category term="sistemi operativi" />
    <category term="Software" />
    <category term="Tecnologia" />
    <category term="virtualizzazione" />
    <category term="Windows" />
    <category term="windows 7" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Mentre ancora si sta cercando di delineare per intero l'identit&agrave; del successore di Windows Vista, noto con il nome in codice di <em><a href="http://punto-informatico.it/2302495/PI/News/tocco-windows.aspx" target="_blank">Windows 7</a></em>, il gossip hi-tech sta spostando la sua attenzione su un futuro ancora pi&ugrave; lontano, quando Windows... non sar&agrave; pi&ugrave; Wi</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Mentre ancora si sta cercando di delineare per intero l'identit&agrave; del successore di Windows Vista, noto con il nome in codice di <em><a href="http://punto-informatico.it/2302495/PI/News/tocco-windows.aspx" target="_blank">Windows 7</a></em>, il gossip hi-tech sta spostando la sua attenzione su un futuro ancora pi&ugrave; lontano, quando Windows... non sar&agrave; pi&ugrave; Windows: per lo meno, non quello che conosciamo oggi. Di questo misterioso sistema operativo, oggi noto come <strong><em>Midori</em></strong>, si conosce ancora molto poco, ma qualche dettaglio in pi&ugrave; lo ha fornito nei giorni scorsi <em><a href="http://www.sdtimes.com/MICROSOFT_S_PLANS_FOR_POST_WINDOWS_OS_REVEALED/About_CLOUDCOMPUTING_and_MOBILEDEVELOPMENT_and_NET_and_SOASAAS_and_SOFTWAREDEVELOPMENT_and_WINDOWS_and_MICROSOFT/32627" target="_blank">SDTimes</a></em>, che &egrave; riuscito a mettere le mani su di un documento interno di <a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a>.</p>
</p>
<p>Le informazioni contenute nel documento confermano che Midori <strong>verr&agrave; sviluppato da zero</strong>, e taglier&agrave; ogni legame con l'attuale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_Windows_NT" target="_blank">architettura Windows NT</a>. Questo software <strong>implementer&agrave; probabilmente molti dei concetti alla base di <a href="http://punto-informatico.it/2211901/PI/News/rilasciato-microsoft-singularity-os-sperimentale.aspx" target="_blank">Singularity</a></strong>, un sistema operativo sperimentale sviluppato in seno a <a href="http://research.microsoft.com/os/singularity/?0sr=a" target="_blank">Microsoft Reasearch</a> e presentato ufficialmente verso la fine del 2006. Come quest'ultimo, Midori si baser&agrave; su "codice gestito" (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Managed_code" target="_blank">managed code</a>), ossia eseguito da un motore runtime all'interno di una macchina virtuale (cos&igrave; come quello dei linguaggi Java e C#), e adotter&agrave; probabilmente la tecnica <strong><em>Software Isolated Process</em></strong>, che garantisce un maggiore isolamento tra processi e, di conseguenza, un migliore livello di affidabilit&agrave; dell'intero sistema.</p>
</p>
<p>Midori sar&agrave; in grado di girare direttamente su hardware nativo (x86, x64 e ARM), all'interno di una macchina virtuale creata con Hyper-V, o persino <strong>come processo di Windows</strong>: quest'ultima tecnica &egrave; simile a quella implementata dalla tecnologia Cooperative Linux (<a href="http://www.colinux.org/" target="_blank">coLinux</a>), che permette di far girare il kernel di Linux come un processo di Windows, garantendogli pieno accesso all'hardware (con diversi benefici in termini di performance).Le tecniche succitate dovrebbero poi consentire a Midori di far girare le attuali <strong>applicazioni Windows fianco a fianco con quelle native</strong>, assicurando cos&igrave; agli utenti - specie a quelli aziendali - un percorso di migrazione pi&ugrave; agevole e "senza strappi".</p>
</p>
<p>Il futuro Windows segner&agrave; il passaggio dall'attuale e ormai datato approccio desktop-centrico ad un <strong>modello di computing pi&ugrave; flessibile e moderno</strong>, incentrato sul web e sulle risorse distribuite: in un termine, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank">cloud computing</a>. Microsoft si prepara dunque a scenari d'utilizzo dei sistemi operativi molto differenti da quelli attuali, che prevedono l'uso sempre pi&ugrave; massiccio di applicazioni, servizi e spazi di archiviazione dislocati su server remoti. Se oggi si accede a tali risorse principalmente per mezzo di un browser, in futuro <strong>sar&agrave; il sistema operativo stesso a fungere da interfaccia con il Web</strong>: la prima conseguenza &egrave; che le web application potranno essere utilizzate dagli utenti in modo del tutto simile alle tradizionali applicazioni desktop.</p>
</p>
<p>Aderendo in pieno alla filosofia del cloud computing, Midori estender&agrave; le tradizionali tecnologie di gestione e trasferimento dei dati, come compressione, cifratura, replicazione, indicizzazione e ricerca, alle risorse distribuite: ci&ograve; consentir&agrave; agli utenti di utilizzare i dischi di storage su Internet alla stessa stregua di quelli locali, e questo senza ricorrere a software di terze parti.</p>
</p>
<p><strong>L'architettura di Midori sar&agrave; di tipo asincrono</strong>, ottimizzata per l'utilizzo simultaneo di pi&ugrave; risorse (sia locali che distribuite) e in grado di gestire dinamicamente le risorse di sistema (CPU, memoria, disco, rete ecc.) in base al carico di lavoro, alle priorit&agrave; di utilizzo e altri criteri stabili dall'utente. </p>
</p>
<p>Per distribuire le applicazioni in modo pi&ugrave; efficiente tra pi&ugrave; core, processori o server, la futura piattaforma di BigM utilizzer&agrave; la cosiddetta <strong><em>Asynchronous Promise Architecture</em></strong>, capace di astrarre le caratteristiche delle macchine fisiche e dei processori: questa tecnologia permetter&agrave; anche agli sviluppatori di scrivere applicazioni maggiormente ottimizzate per l'esecuzione parallela e il multithreading.</p>
</p>
<p>Midori porter&agrave; poi a pieno compimento il percorso verso la <strong>modularizzazione del sistema operativo</strong> gi&agrave; intrapreso da Microsoft con Windows 7. La sua architettura sar&agrave; infatti progettata per essere <strong>divisa in componenti</strong>, massimizzando in questo modo flessibilit&agrave; (gli utenti potranno installare solo i componenti a loro realmente necessari), le performance (ad ogni componente sar&agrave; possibile assegnare core o processori fisici differenti) e la sicurezza (ogni componente verr&agrave; eseguito all'interno di un ambiente protetto che lo isoler&agrave; dal resto del sistema operativo). </p>
</p>
<p>La modularizzazione di Midori inizier&agrave; dal suo kernel, che sar&agrave; <strong>diviso in due livelli separati</strong>: il primo, basato su di un'architettura a microkernel, avr&agrave; il compito di gestire le funzionalit&agrave; di basso livello, come l'accesso all'hardware, l'assegnazione del tempo macchina a ciascun task e il risparmio energetico; il secondo si occuper&agrave; invece delle funzionalit&agrave; di pi&ugrave; alto livello, come la gestione di file e cartelle, il multimedia, l'esecuzione delle applicazioni ecc.</p>
</p>
<p>Per il momento Midori rimane un progetto di ricerca, e come tale <strong>privo di una roadmap definita</strong>. È pertanto probabile che la sua prima incarnazione non raggiunger&agrave; il mercato prima della met&agrave; del prossimo decennio.</p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>La mole dei dati salverà la privacy?</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/la-mole-dei-dati-salver%C3%A0-la-privacy" />
    <id>http://www.luckylinux.org/la-mole-dei-dati-salver%C3%A0-la-privacy</id>
    <published>2008-08-22T09:03:00+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T09:03:00+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="attività umane" />
    <category term="conservazione dei dati" />
    <category term="dati" />
    <category term="Internet" />
    <category term="log" />
    <category term="privacy" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Le attivit&agrave; di <em>social networking</em> sono quelle che stanno maggiormente crescendo nel web 2.0, ossia nella parte di Internet centrata sugli utenti, in cui ognuno pu&ograve; condividere i propri dati con gli altri. Dei 45 GB che <a href="http://punto-informatico.it/2221811/PI/News/universo-digitale-ci-inghiotte.aspx" target="_blank">una recente ricerca IDC</a> attribuisce</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Le attivit&agrave; di <em>social networking</em> sono quelle che stanno maggiormente crescendo nel web 2.0, ossia nella parte di Internet centrata sugli utenti, in cui ognuno pu&ograve; condividere i propri dati con gli altri. Dei 45 GB che <a href="http://punto-informatico.it/2221811/PI/News/universo-digitale-ci-inghiotte.aspx" target="_blank">una recente ricerca IDC</a> attribuisce, in media, a ciascun essere umano vivente sulla terra, la met&agrave; sono dati volontariamente creati e spontaneamente messi a disposizione dall'utente (le loro <em>digital footprint</em>, orme digitali), mentre l'altra met&agrave; sono dati necessariamente generati dagli individui nel comune svolgimento della vita quotidiana (la loro <em>digital shadow</em>, ombra digitale). </p>
</p>
<p>Bench&eacute; la mole dei dati personali che vengono prodotti - nello stesso documento si sostiene che la nascita di un bimbo provochi, nei paesi occidentali, la registrazione di circa 250 GB di dati - sia quantitativamente e cognitivamente enorme, sono in vendita dei <em>device</em> di memorizzazione abbastanza grandi da poter contenere tutta la vita digitale di un essere umano e abbastanza economici da essere alla portata di chiunque. </p>
</p>
<p>Ad esempio, se l'aumento della capacit&agrave; della smartcard continuer&agrave; nel prossimo periodo con l'attuale differenziale, entro il 2011 avremo smart card da 64 GB al costo di una trentina di euro. Ci sono nella ricerca altri dati curiosi: il numero dei bit memorizzati nei nostri hard disk &egrave; superiore al numero stimato di stelle nell'universo e se l'umanit&agrave; continuer&agrave; ad accumulare "atomi digitali" con questo ritmo, di un fattore 10 ogni 5 anni, tra quindici anni il numero di bit prodotti sorpasser&agrave; il numero di Avogadro, ossia il numero di atomi presente in un grammo-atomo di materia: 602.200.000.000.000.000.000.000 (6x10^23).C'&egrave; anche nella ricerca un dato interessante per i molti discorsi che si sentono fare in tema di privacy ormai da qualche anno: per la prima volta nel 2007, la quantit&agrave; di byte generata dall'attivit&agrave; umana e automatica in rete &egrave; stata superiore della capacit&agrave; complessiva di memorizzazione. Ossia nel 2007 sono stati prodotti e si sono generati una quantit&agrave; di dati superiore alla capacit&agrave; dei supporti di memorizzazione globalmente prodotti. </p>
</p>
<p>Secondo lo studio citato, a partire dal 2015 la maggior parte dei dati generati dal funzionamento della rete, tipicamente i file di log, sar&agrave; necessariamente, per motivi tecnici ed economici, transeunte, verr&agrave; cancellata nel giro di pochi minuti. Se le previsioni fatte si dovessero verificare, gli utenti della rete ritornerebbero ad essere di fatto anonimi, come prima dell'avvento dell'ICT, quando i dati personali erano difficili da raccogliere, da memorizzare e da organizzare.</p>
</p>
<p><strong>Andrea Rossetti</strong></p>
<p><em>Filosofia del diritto / Informatica giuridica</em></p>
<p>Universit&agrave; Milano-Bicocca </p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>La tecnofobia clicca sempre due volte</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/la-tecnofobia-clicca-sempre-due-volte" />
    <id>http://www.luckylinux.org/la-tecnofobia-clicca-sempre-due-volte</id>
    <published>2008-08-22T08:59:52+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T08:59:52+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="consapevolezza" />
    <category term="Internet" />
    <category term="legislazione" />
    <category term="mondo degli atomi" />
    <category term="mondo dei bit" />
    <category term="sviluppo della rete" />
    <category term="tecnofobia" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Io la chiamo tecno-fobia o schizofrenia legislativa ma forse &egrave; "solo" scarsa conoscenza. Il Garante per la tutela della privacy e della riservatezza nelle scorse settimane ha avvertito che fisser&agrave; regole chiare e piuttosto restrittive per lo sbarco in Italia del servizio Google Street View: oscuramento del volto delle persone, mascheramento delle targhe, non identificabil</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Io la chiamo tecno-fobia o schizofrenia legislativa ma forse &egrave; "solo" scarsa conoscenza. Il Garante per la tutela della privacy e della riservatezza nelle scorse settimane ha avvertito che fisser&agrave; regole chiare e piuttosto restrittive per lo sbarco in Italia del servizio Google Street View: oscuramento del volto delle persone, mascheramento delle targhe, non identificabilit&agrave; dei comportamenti umani e, infine, adeguata informazione circa le riprese in corso attraverso le Google Car.</p>
</p>
<p>Sto facendo un po' di zapping in TV: un servizio sulle prime code ai caselli autostradali per l'esodo estivo e un altro sulle "domeniche ecologiche" nelle principali citt&agrave; italiane con immagini di repertorio, un programma di viaggi e turismo alla scoperta di strade, piazze e monumenti delle nostre citt&agrave; d'arte. Migliaia e migliaia di fotogrammi di targhe, volti di persone ben visibili, frammenti di vita comune: coppie e famiglie in partenza per questa o quella localit&agrave;, anziani rimasti in citt&agrave; e cittadini e stranieri a passeggio per le vie delle nostre citt&agrave; per mano, da soli o piuttosto abbracciati.</p>
</p>
<p>Eppure io non ho mai visto la troupe di un'emittente televisiva preceduta da un gobbo con la gigantografia di un'informativa sulla privacy o, piuttosto, le immagini di viaggiatori e passanti rese irriconoscibili attraverso accorgimenti digitali o, magari, i numeri delle targhe dei veicoli in coda al casello mascherati elettronicamente.Perch&eacute; in TV tutto va bene e nel web bisogna prestare tanta attenzione?</p>
</p>
<p>Sul web certi "fotogrammi" diventano "eterni" mi si dir&agrave; e, dunque, &egrave; pi&ugrave; facile che un utente di Google Street View riconosca in un'immagine il suo vicino di casa a passeggio con la moglie di quanto non lo sia in un servizio televisivo da pochi minuti.</p>
<p>Ma basta una differenza "quantitativa" di questo genere per giustificare una risposta giuridica tanto diversa nei due casi?</p>
</p>
<p>Il Governo propone di stampigliare le impronte digitali di tutti i cittadini italiani sulle carte d'identit&agrave; mettendo cos&igrave; in circolazione su un supporto fisico un dato biometrico e, dunque, un frammento unico ed irripetibile dell'identit&agrave; di ogni individuo e, i pi&ugrave;, rimangono a guardare non rendendosi conto o, pi&ugrave; probabilmente, fingendo di non rendersi conto che cos&igrave; facendo si espone ad un rischio incontrollabile la titolarit&agrave; di uno dei dati personali pi&ugrave; preziosi per ciascuno di noi e si corre il rischio di condannare qualcuno - per il fatto solo di aver perso la propria carta d'identit&agrave; - a fare i conti vita natural durante con "un altro se stesso" in giro per il mondo.</p>
</p>
<p>Ad un tempo, per&ograve;, preoccupazioni legate alla necessaria tutela della privacy e dell'identit&agrave; personale hanno precluso di utilizzare i dati biometrici per l'attivazione dei dispositivi di firma digitale.</p>
<p>La biometria, infatti, avrebbe consentito di "attaccare" il dispositivo di firma al braccio dell'individuo e di ricreare cos&igrave; nel mutato contesto tecnologico la medesima situazione fattuale caratteristica della sottoscrizione autografa.</p>
<p>L'aver accantonato tale eventualit&agrave; ha fatto s&igrave; che, oggi, ci si debba accontentare di una semplice presunzione legale: quella secondo cui il dispositivo deve ritenersi utilizzato, salvo prova contraria, dal suo titolare.</p>
</p>
<p>Difficile, ancora una volta, resistere dal domandarsi il perch&eacute; di tante preoccupazioni - probabilmente corrette - quando si parla di bit e di tanta "leggerezza" quando si tratta del mondo degli atomi.</p>
</p>
<p>Qualche mese fa, come ricorderanno i lettori di <em>Punto Informatico</em>, ha fatto scalpore la decisione dell'Agenzia delle entrate di pubblicare on-line i dati relativi ai redditi dei contribuenti italiani.</p>
<p>L'Agenzia, come tempestivamente accert&ograve; il Garante per la privacy, aveva sbagliato e violato la disciplina vigente a tutela, appunto, della privacy e della riservatezza.</p>
<p>D'accordo, ma quei dati erano pubblici ed avrebbero dovuto essere resi accessibili - magari con modalit&agrave; tecniche diverse e meno "generaliste" - anche attraverso gli strumenti telematici.</p>
</p>
<p>È bastato paventare l'eventualit&agrave; che in futuro ci&ograve; avrebbe potuto accadere perch&eacute; il Palazzo - dopo aver lasciato la disciplina di riferimento eguale a se stessa per oltre un trentennio - si determinasse ad agire d'urgenza modificando radicalmente - attraverso l'art. 42 del Decreto Legge n. 112/2008 (avente ad oggetto "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivit&agrave;, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria") - il regime di pubblicit&agrave; di quei dati e precludendone in modo pressoch&eacute; assoluto la comunicazione e diffusione.</p>
</p>
<p>Il legislatore, dunque, non ha dettato cos&igrave; come sarebbe stato lecito attendersi nuove modalit&agrave; per l'accesso attraverso i nuovi strumenti telematici di quei dati da parte dei cittadini ma ha, piuttosto, preferito sottrarli quanto pi&ugrave; possibile dal mondo dei bit.</p>
</p>
<p>Ancora un esempio prima di trarre qualche conclusione.</p>
</p>
<p>La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino, la nostra costituzione e quella di centinaia di altri Paesi, Leggi, Giudici e sentenze - sebbene con intensit&agrave; e determinazione diversa a seconda di regimi ed epoche storiche - ricordano da decenni che la libert&agrave; di manifestazione del pensiero costituisce una pietra angolare di ogni ordinamento democratico e che il suo esercizio deve essere garantito ad ogni cittadino, tra l'altro, quale insopprimibile strumento di affermazione ed estrinsecazione della propria personalit&agrave;.</p>
</p>
<p>La limitatezza dei canali di accesso ai media ha, tuttavia, sino a ieri inesorabilmente compresso il pieno esercizio di tale libert&agrave; da parte dei pi&ugrave; consegnando l'informazione nelle mani di pochi.</p>
<p>Oggi, finalmente, esiste un media ontologicamente diverso da tutti quelli che l'hanno preceduto e, per questo, in grado di offrire a chiunque - o almeno a quanti hanno la fortuna di appartenere alla c.d societ&agrave; dei 2/3 ovvero degli "intrerconnessi" - la possibilit&agrave; di esercitare tale libert&agrave;.</p>
</p>
<p>In tale contesto dalle leggi, dai politici e dai giudici ci si sarebbe attesi una convinta difesa dei nuovi canali di esercizio della libert&agrave; di manifestazione del pensiero: nessuna deroga ai principi generali secondo cui l'esercizio di ogni libert&agrave; deve finire laddove rischia di ledere quella altrui e chiunque deve rispondere delle conseguenze delle proprie condotte ma, ad un tempo, nessuna limitazione all'esercizio di tale libert&agrave; in nome di regole vecchie e superate dalla tecnologia.</p>
<p>Ma il mondo dei bit, ancora una volta ha dato vita ad una reazione difficilmente spiegabile.</p>
</p>
<p>Blogger condannati per stampa clandestina senza che nessuno abbia mai loro imposto alcuna registrazione, Blog sequestrati per aver ospitato quello che era gi&agrave; stato scritto su quotidiani senza che nulla del genere accadesse e, per finire, il pi&ugrave; grande UGC del mondo sul banco degli imputati per non aver impedito - senza che nessuna norma glielo imponesse ed in una condizione di oggettiva impossibilit&agrave; tecnologica - che qualche ragazzino postasse, tra milioni di video, anche un filmatino realizzato con un videofonino che non avrebbe mai dovuto essere diffuso perch&eacute; racconta una scena di vita triste ma drammaticamente autentica consumatasi in un'aula scolastica.</p>
</p>
<p>C'&egrave; un filo comune che corre lungo questi episodi e c'&egrave; un analogo preoccupante modo di guardare al futuro che li collega.</p>
<p>Non so dire cosa sia ma, a me sembra, possa parlarsi di tecno-fobia o schizofrenia legislativa o, forse, pi&ugrave; semplicemente scarsa consapevolezza del nuovo mondo che, questa volta, non &egrave; dall'altra parte dell'oceano ma lontano solo pochi click dai nostri Parlamenti e dalle aule di giustizia.</p>
</p>
<p><strong>Guido Scorza</strong></p>
<p><a href="http://www.guidoscorza.it" target="_blank">www.guidoscorza.it</a></p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>Google, Mediaset e quel risarcimento milionario</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/google-mediaset-e-quel-risarcimento-milionario" />
    <id>http://www.luckylinux.org/google-mediaset-e-quel-risarcimento-milionario</id>
    <published>2008-08-22T08:55:51+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T08:55:51+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="comunicazione" />
    <category term="evoluzione" />
    <category term="Google" />
    <category term="informazione" />
    <category term="intermediari" />
    <category term="Internet" />
    <category term="mediaset" />
    <category term="normativa" />
    <category term="responsabilità" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Non si &egrave; ancora sopito il clamore sollevato dalla notizia dell'intenzione della Procura della Repubblica di Milano di trascinare sul banco degli imputati quattro top manager di Google, che Big G torna nell'occhio del ciclone per effetto della richiesta risarcitoria multimilionaria formulata dalla Mediaset.</p>
<p>La tentazione &egrave; quella di sintetizzare gli eventi con una bat</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Non si &egrave; ancora sopito il clamore sollevato dalla notizia dell'intenzione della Procura della Repubblica di Milano di trascinare sul banco degli imputati quattro top manager di Google, che Big G torna nell'occhio del ciclone per effetto della richiesta risarcitoria multimilionaria formulata dalla Mediaset.</p>
<p>La tentazione &egrave; quella di sintetizzare gli eventi con una battuta: tutti contro Google.</p>
</p>
<p>Ma si sbaglierebbe.</p>
</p>
<p>Il problema &egrave; un altro e concerne l'intera architettura della Rete Internet e, in particolare, il ruolo degli intermediari della comunicazione: di quelli puntualmente "fotografati" dalla vigente disciplina sul commercio elettronico e di quelli che nel 2000 - allorquando si &egrave; posto mano a tale direttiva - ancora non esistevano o, almeno, non avevano assunto un ruolo tanto centrale ed irrinunciabile nella diffusione dei contenuti digitali in Rete.La sottile linea rossa che unisce le due vicende &egrave; esattamente questa: la qualificazione giuridica degli UGC e le conseguenti eventuali responsabilit&agrave; per contenuti che gli intermediari non controllano e che gli utenti immettono in Rete per effetto della loro attivit&agrave;.</p>
</p>
<p>Il principio generale sancito dalla disciplina europea a proposito della responsabilit&agrave; degli intermediari &egrave;, come &egrave; noto, quello dell'assenza di un obbligo generale di sorveglianza e della conseguente generale non responsabilit&agrave; degli intermediari.</p>
<p>La ragione per la quale si &egrave; pervenuti a tale conclusione &egrave; semplice: nessuno sarebbe disponibile a svolgere un'attivit&agrave; imprenditoriale per la quale corresse il rischio di vedersi trascinato sul banco degli imputati per una responsabilit&agrave; altrui senza, peraltro - complici i numeri e le dinamiche caratteristiche della Rete - aver la concreta possibilit&agrave; di intervenire sul corso degli eventi.</p>
</p>
<p>Il bivio dinanzi al quale ci si trova, pertanto, &egrave; chiaro: o si riconosce tale responsabilit&agrave; e si cancella dalla Rete una delle pi&ugrave; caratteristiche e rivoluzionarie modalit&agrave; di comunicazione e condivisione dei contenuti digitali o la si esclude e si lascia, pertanto, che la Rete segua la sua naturale evoluzione.</p>
</p>
<p>Quest'ultima eventualit&agrave;, peraltro, non comporta come necessaria conseguenza - come spesso si lascia ritenere - la legittimazione nello spazio telematico di ogni genere di violazione in danno della privacy, dei diritti di propriet&agrave; intellettuale o, piuttosto, dell'onore e reputazione di una persona.</p>
<p>Escludere la responsabilit&agrave; degli UGC significa semplicemente scegliere di impegnarsi nella repressione delle condotte vietate concentrandosi sull'attivit&agrave; degli utenti.</p>
<p>Educazione all'utilizzo delle risorse telematiche, identificazione degli responsabili delle condotte online e autodisciplina potrebbero essere le parole chiave di un nuovo e diverso approccio alla tutela dei diritti in Rete.</p>
</p>
<p>Ma torniamo al caso Mediaset vs. Google, come dire il colosso di ieri dell'informazione e dell'intrattenimento ed il colosso di oggi e forse di domani.</p>
<p>C'&egrave; un aspetto della vicenda - per quel che poco che se ne conosce - che mi lascia perplesso, forse, persino di pi&ugrave; dell'azione di responsabilit&agrave;: si tratta dell'entit&agrave; della richiesta risarcitoria e delle motivazioni sulle quali essa si fonderebbe.</p>
</p>
<p>L'argomento meriterebbe ben maggiore approfondimento ma, mi sembra, sin d'ora possibile delineare un paio di profili di particolare rilievo:</p>
</p>
<p>(a) la messa a disposizione del pubblico di contenuti sui quali Mediaset deteneva i diritti d'autore costituisce, probabilmente, una condotta non autorizzata dal titolare dei diritti ma, da qui a sostenere che Mediaset abbia sofferto un danno il passo &egrave; lungo.</p>
<p>Chiunque conosca la realt&agrave; telematica, infatti, deve escludere che esista qualsivoglia rapporto di concorrenzialit&agrave; tra la diffusione telematica di qualche minuto di un programma televisivo e la versione integrale dello stesso andata in onda in TV.</p>
<p>Difficile, pertanto, sostenere che Mediaset abbia subito una perdita in termini di raccolta pubblicitaria per effetto della diffusione su Youtube di qualche migliaio di spezzoni dei propri programmi dopo che, peraltro, questi ultimi erano, evidentemente, gi&agrave; stati trasmessi.</p>
</p>
<p>(b) Google mette a disposizione dei titolari del diritto una procedura semplice - e credo anche efficace - per la rimozione dei contenuti protetti da diritti di propriet&agrave; intellettuale.</p>
<p>È un bell'esempio - forse perfettibile - di deontologia e autodisciplina.</p>
<p>Non sembra che Mediaset abbia mai chiesto a Google di procedere alla rimozione dei filmati di cui oggi contesta la diffusione non autorizzata.</p>
</p>
<p>Nel codice civile c'&egrave; un bel principio di civilt&agrave; giuridica che dice che non ha diritto al risarcimento chi, pur potendo, non ha evitato un danno usando l'ordinaria diligenza. Di pi&ugrave; non dico ma... non credo sarebbe stato difficile per Mediaset mandare qualche mail a Google per chiedere la rimozione di alcuni filmati.</p>
</p>
<p>Non mi piace francamente l'idea di chi rimane alla finestra ad assistere ad asserite reiterate violazioni dei propri diritti, e poi presenta un conto cos&igrave; salato.</p>
</p>
<p><strong>Guido Scorza</strong></p>
<p><a href="http://www.guidoscorza.it" target="_blank">www.guidoscorza.it</a></p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>I taxi di Milano, la privacy e tutto quanto</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/i-taxi-di-milano-la-privacy-e-tutto-quanto" />
    <id>http://www.luckylinux.org/i-taxi-di-milano-la-privacy-e-tutto-quanto</id>
    <published>2008-08-22T08:47:42+02:00</published>
    <updated>2008-08-22T08:47:42+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="cam" />
    <category term="diritti" />
    <category term="garante" />
    <category term="milano" />
    <category term="privacy" />
    <category term="società della sorveglianza" />
    <category term="taxi" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Il Comune di Milano ha finanziato, con un milione di euro, l'installazione, sui taxi locali, di telecamere che riprendono i clienti e l'abitacolo. La stessa cosa &egrave; gi&agrave; stata fatta a Firenze e, presto, sar&agrave; portata a compimento a Roma. </p>
<p>Grazie anche ad un contributo parziale: il tassista riceve dal Comune 1.000 euro e deve aggiungerne pi&ugrave; o meno altri 1.</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Il Comune di Milano ha finanziato, con un milione di euro, l'installazione, sui taxi locali, di telecamere che riprendono i clienti e l'abitacolo. La stessa cosa &egrave; gi&agrave; stata fatta a Firenze e, presto, sar&agrave; portata a compimento a Roma. </p>
<p>Grazie anche ad un contributo parziale: il tassista riceve dal Comune 1.000 euro e deve aggiungerne pi&ugrave; o meno altri 1.400 per completare l'installazione del sistema e pagare il canone annuo del servizio di gestione dei dati. </p>
<p>Il vicesindaco di Milano, De Corato, ha dichiarato al <em>Corriere della Sera</em> (pagina 27 del 30 luglio 2008): "Siamo orgogliosi di essere la citt&agrave; pi&ugrave; videosorvegliata d'Italia. Le telecamere mettono in crisi i delinquenti".</p>
<p>Sempre a Milano, si legge sul <em>Corriere</em>, vi sono 900 telecamere attive in citt&agrave;; l'ATM, dal canto suo, ha annunciato l'obiettivo di avere 2.500 telecamere funzionanti nelle zone afferenti la metropolitana entro la fine del 2009. </p>
<p>Ad onor del vero, il quotidiano scrive anche che la proposta in stile orwelliano "video-taxi 19-84" ha avuto poco "appeal" tra i tassisti milanesi: sono rimasti nella cassa del Comune, inutilizzati, 800 mila euro che per&ograve;, con ogni probabilit&agrave;, soddisferanno appetiti simili manifestati dagli edicolanti cittadini. Anche loro hanno sollevato, infatti, l'esigenza di installare telecamere: si spera, per il loro business, che non inquadrino zone dell'edicola che espongono film o riviste particolari.</p>
</p>
<p>Gli annunci degli esponenti politici milanesi sono l'occasione per una riflessione sulla normativa in tema di privacy italiana a dieci anni, pi&ugrave; o meno, dall'entrata in vigore della legge.</p>
<p>Le parole provenienti dagli amministratori milanesi, unitamente a ci&ograve; che &egrave; successo in Italia in questi ultimi dieci anni, ci suggeriscono di procedere ad un'analisi al contrario: non ragionare, in particolare, su quali valori e comportamenti siano tutelati oggi dalla normativa sulla privacy in Italia ma, al contrario, su quali siano le eccezioni/limitazioni che rendono la legge italiana per molti settori, "trasparente", come se non ci fosse e, soprattutto, su quali siano i poteri che progressivamente si sono "chiamati fuori".</p>
</p>
<p>Quando fu introdotta in Italia, per la prima volta, nel 1996/1997 una normativa sulla privacy, ci fu immediatamente una sorta di "fuggi fuggi" generale di gran parte dei settori della nostra societ&agrave;; organi legislativi, giudiziari, di governo e autorit&agrave; indipendenti fecero finta, in molti casi, di non vedere, oppure concessero proroghe su proroghe sperando in una "conversione sulla via di Damasco" di molte amministrazioni geneticamente refrattarie al concetto di privacy. </p>
<p>L'effetto delle proroghe, soprattutto nel settore pubblico, fu devastante: si percep&igrave; il valore privacy come superfluo, poco importante, "tanto gli adempimenti venivano sempre prorogati"...In ordine temporale, i primi a chiamarsi fuori furono i giornalisti e tutto il mondo dei media e della stampa, in nome di un "diritto di cronaca" sacrosanto ma che andrebbe letto e inteso, in Italia, in maniera molto pi&ugrave; nobile del puro pettegolezzo/morbosit&agrave;/"incontinenza" che i nostri organi di stampa hanno spesso manifestato. In pratica, l'idea di un codice di autoregolamentazione/deontologico/disciplinare da concordarsi col Garante e, addirittura, incorporato come allegato nella normativa vigente si &egrave; rivelato, in pratica, essere semplicemente un elenco di eccezioni e di zone franche concesse alla stampa. </p>
</p>
<p>I secondi a chiamarsi fuori furono quasi tutti gli apparati del settore pubblico, con motivazioni tra le pi&ugrave; varie: la prevalenza del diritto all'accesso sul diritto alla privacy, il problema di costi e mancanza di risorse ("non abbiamo i soldi per la carta igienica, figuratevi se ci preoccupiamo della privacy nei nostri uffici" ha comunicato un magistrato a un rappresentante del Garante durante un convegno cui ho assistito), le gi&agrave; dette continue proroghe, di sei mesi in sei mesi, che hanno reso nulla la percezione d'importanza di questi valori.</p>
</p>
<p>Contestualmente, soprattutto dopo l'attentato di Madrid, vi &egrave; stata, anche in Italia, l'emergenza sicurezza e terrorismo, che ha portato alla custodia a tempo indeterminato dei file di log e delle informazioni sulle comunicazioni (saltando a pi&egrave; pari i limiti che erano previsti dalla legge sulla privacy e causando anche uno spiacevole "incidente diplomatico" in tema di data retention) alla disciplina degli Internet caf&egrave; e delle postazioni Internet aperte al pubblico.</p>
</p>
<p>Poi si &egrave; continuato con la recente polemica sulla raccolta di impronte biometriche dei bambini. Tralasciando questioni politiche e di merito, si noti che la biometria era sempre stata considerata, anche nelle decisioni del Garante, un argomento molto delicato, quasi una extrema ratio: in alcune occasioni il Garante ha vietato la raccolta di impronte digitali perch&eacute; ritenuta un metodo non proporzionato, in punto di invasivit&agrave;, per gli scopi della raccolta e dell'obiettivo da raggiungere.</p>
<p>Si &egrave; poi passati alla sorveglianza/pattuglia nelle citt&agrave; (che, in pochi lo scrivono, ma comporta anche grossi problemi di privacy) e, ora, alle videocamere sui taxi. </p>
</p>
<p>A seguito di tali episodi, anche il semplice osservatore pu&ograve; notare come la legge sulla privacy italiana, in questi anni, sia diventata "trasparente" per tanti attori e settori della nostra societ&agrave;; ci&ograve; porta al fatto che sono molte di pi&ugrave; le eccezioni (ovvero le situazioni che, a seguito di un giudizio di importanza elaborato, di solito, dal mondo politico, sono considerate preminenti rispetto al diritto alla privacy) rispetto alle aree protette dall'ombrello della legge.</p>
</p>
<p>Le motivazioni sono state, in questi dieci anni, sempre le stesse: "&egrave; pi&ugrave; importante la sicurezza della privacy", "&egrave; pi&ugrave; importante il diritto di cronaca della privacy", "le telecamere tengono lontani i delinquenti" e simili.</p>
<p>Non vogliamo discutere, nel merito, questo modo di ragionare, perch&eacute; &egrave; molto soggettivo, legato alla formazione culturale, alle opinioni politiche e alle esperienze personali di ognuno di noi.</p>
</p>
<p>Vorremmo per&ograve; far notare che un approccio di questo tipo, in Italia, ha dato vita a un problema enorme: tutto sembra essere pi&ugrave; importante del diritto alla privacy, e ci stiamo avvicinando alla societ&agrave; sorvegliata perfetta.</p>
</p>
<p>Da ogni parte ci informano che siamo "in emergenza": emergenza terrorismo, emergenza immigrazione e clandestini, emergenza Rom, emergenza intercettazioni, emergenza sicurezza, emergenza tagli alle spese. L'emergenza che pu&ograve; giustificare un annullamento del diritto alla privacy del singolo riguarda, ormai, ogni ambito: niente pi&ugrave; privacy in citt&agrave;, in negozio, in metropolitana, in taxi, sul posto di lavoro e cos&igrave; via. </p>
</p>
<p>Pensiamo per&ograve; che anche in (asserita) emergenza sia sempre necessario valutare con cura il bilanciamento tra esigenze di sicurezza e esigenze di privacy, tenendo a mente che il rapporto tra questi due valori non &egrave;, come molti vogliono far credere, o bianco o nero, ma pu&ograve; manifestare zone di grigio che possono creare un quadro che sia rispettoso della privacy e contemporaneamente benefico per la sicurezza.</p>
</p>
<p>Un primo passo pu&ograve; essere una spiegazione chiara, al cittadino, delle modalit&agrave; di gestione di tutti i dati trattati e dei limiti che, comunque, devono essere rispettati.</p>
</p>
<p>Se il potere politico, sia a livello locale sia a livello centrale, decide legittimamente di prendere un provvedimento lesivo della privacy ma volto a garantire pi&ugrave; sicurezza, il cittadino non ha molto margine di azione se non impugnare il provvedimento, ove possibile, o, in occasione di nuove elezioni, non votare pi&ugrave; quel soggetto. Ha per&ograve; il diritto di conoscere nei dettagli, chiaramente e senza dubbi, come i suoi dati siano trattati. </p>
</p>
<p>Il Comune decide di mettere le telecamere sui taxi, o nelle edicole? Bene. Che fine fanno le registrazioni delle telecamere sui taxi? Chi le gestisce? Con che misure di sicurezza? È stato fatto un test di sicurezza sulle banche dati a protezione da accessi abusivi esterni? L'informativa &egrave; chiara? Posso mantenere riservato (non ripreso dalla telecamera) l'indirizzo di destinazione che comunico al tassista, perch&eacute; magari corrisponde a una struttura sanitaria o a un sexy shop? Posso chiedere al guidatore di spegnere la telecamera, dopo avergli dato opportune garanzie che non sono delinquente, dal momento che devo fare una telefonata importante? Se sono un VIP, magari in compagnia? La telecamera come sar&agrave; posizionata? Mobile o fissa? Sul volto o sulle gambe? I dati che mi riguardano verranno distrutti a fine corsa, una volta che ho pagato e il tassista &egrave; incolume? </p>
</p>
<p>Occorre una maggiore coscienza del cittadino, in una vita sociale che sta diventando completamente controllata, su che destinazione e "vita" abbiano i dati. Siamo in un periodo critico per la privacy in Italia e, leggendo le recenti dichiarazioni del Garante, lo stesso sembra mantenersi molto cauto e diplomatico, quasi rassegnato, a volte con consigli pi&ugrave; da bonario parroco di provincia che da agguerrito difensore dei diritti alla privacy dei cittadini: fornisce suggerimenti, annuncia analisi, esterna timidi consigli, ma non sembra in grado di arginare, come se avesse armi spuntate rispetto all'emergenza in corso, questo attacco sistematico a ogni aspetto della privacy. </p>
<p>Non ci sembra di esagerare, per chiudere il discorso, nel dire che oggi la legge sulla privacy sia pi&ugrave; un'eccezione (che va a colpire soprattutto i deboli, contro cui &egrave; molto semplice fare la voce grossa) che una regola, tanti sono i settori che si sono "chiamati fuori" per i motivi pi&ugrave; vari. </p>
</p>
<p>Risulta per&ograve; molto difficile ragionare pacatamente e fare proposte se, veramente "siamo tutti contenti di vivere nella citt&agrave; pi&ugrave; sorvegliata" e se anche il Garante si &egrave; ormai rassegnato a vedere il diritto alla privacy posto dal mondo politico, nella classifica di importanza dei diritti tutelati dalla nostra societ&agrave;, in una posizione inferiore a tutti gli altri.</p>
</p>
<p>Biometria, sorveglianza e videocamere, stampa e media, file di log e controllo del traffico, grandi provider sono gi&agrave; "sfuggiti" o stanno sfuggendo alla normativa: presto avremo la raccolta delle impronte di tutti i detenuti, la banca dati del DNA (prima il DNA dei colpevoli di crimini di sangue poi, ad abundantiam, di tutti gli altri), le telecamere in dotazione non solo a tassisti, edicolanti, negozianti e aziende di trasporti ma a chiunque ne faccia richiesta, non riusciremo pi&ugrave; a distinguere il nobile diritto di cronaca dalla pura morbosit&agrave; del giornalista (anche quest'ultima, oggi, tutelata dalla normativa sulla privacy in Italia grazie a un sistema di eccezioni e riserve che il "potere forte" della stampa ha ottenuto gi&agrave; da diversi anni) e cercheremo presto, come un ago in un pagliaio, un taxi col bollino "camera-free" o "privacy oriented", un angolo non coperto dalle telecamere per scambiarci un bacio che non sia trasmesso in mondovisione con la nostra compagna o un'edicola dove comprare ci&ograve; che pi&ugrave; ci piace senza che qualcuno ci osservi.</p>
</p>
<p>Leggo, intanto, che negli Stati Uniti d'America, a New York, <a href="http://punto-informatico.it/2287898/PI/News/new-york-polizia-video-registra-spari.aspx" target="_blank">vi &egrave; il progetto</a> di dare alle Forze dell'Ordine delle armi con installata, sotto alla canna, una telecamera che filmi tutto ci&ograve; che succede, soprattutto in caso di scontri a fuoco. L'agente non ha la possibilit&agrave; di modificare, cancellare o rimuovere in alcun modo la registrazione cifrata di oltre un'ora di video e audio, che si attiva non appena l'agente estrae la pistola e la punta contro un soggetto o una situazione. </p>
<p>Se siete a New York e un poliziotto vi punta una pistola addosso, ricordatevi quindi di dire "cheese"; se, invece, a Milano avete la fortuna di "salire" su uno dei (pochi) video-taxi 19-84, state attenti a cosa fate e dite.</p>
<p>Consiglio di ascoltare, e mi perdonino le signore che leggono, la prima strofa di una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d5m9Is5y8K0" target="_blank">bella canzone dei Baustelle</a>, "L'aeroplano", contenuta nell'ultimo album, traccia n. 5.</p>
<p>Ascoltata la strofa, in questi giorni la battuta &egrave; davvero facile: resta un bel video!</p>
</p>
<p><strong>Giovanni Ziccardi</strong></p>
</p>
<p><em>Giovanni Ziccardi, Avvocato, &egrave; Professore di "Informatica giuridica" e "Informatica giuridica avanzata" presso la Facolt&agrave; di Giurisprudenza dell'Universit&agrave; degli Studi di Milano e siede nel Board of Directors di Ip Justice. </p>
<p>Il suo sito &egrave; all'indirizzo <a href="http://www.ziccardi.org" target="_blank">http://www.ziccardi.org</a>, il suo Blog &egrave; consultabile all'indirizzo <a href="http://ziccardi.typepad.com" target="_blank">http://ziccardi.typepad.com</a></em> </p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>Siemens conferma: fuori 16mila dipendenti</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/siemens-conferma%3A-fuori-16mila-dipendenti" />
    <id>http://www.luckylinux.org/siemens-conferma%3A-fuori-16mila-dipendenti</id>
    <published>2008-07-09T20:52:07+02:00</published>
    <updated>2008-07-09T20:52:07+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="dipendenti" />
    <category term="it europeo" />
    <category term="lavoratori" />
    <category term="occupazione" />
    <category term="siemens" />
    <category term="tagli" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Roma - Annunciata da settimane, ora la manovra con cui Siemens sta cercando di risanare i propri conti &egrave; stata dettagliata, e la scure sui costi si abbatte in modo particolarmente duro sulle persone che lavorano nell'azienda: sono 16.750 coloro che perderanno il posto.</p>
</p>
<p>Lo ha <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/jul/09/telecoms.telecoms?gusrc=rss&amp;feed=technologyfu</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Roma - Annunciata da settimane, ora la manovra con cui Siemens sta cercando di risanare i propri conti &egrave; stata dettagliata, e la scure sui costi si abbatte in modo particolarmente duro sulle persone che lavorano nell'azienda: sono 16.750 coloro che perderanno il posto.</p>
</p>
<p>Lo ha <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/jul/09/telecoms.telecoms?gusrc=rss&amp;feed=technologyfull" target="_blank">confermato</a> Siemens stessa in queste ore, spiegando che i tagli riguarderanno comparti diversi in linee di produzione diverse e in quasi tutti i paesi in cui opera. Nel complesso si parla del licenziamento del 4 per cento della forza lavoro della multinazionale.</p>
</p>
<p>L'<a href="http://www.nytimes.com/2008/07/09/business/worldbusiness/09siemens.html?_r=1&amp;partner=rssnyt&amp;emc=rss&amp;oref=slogin" target="_blank">annuncio</a> &egrave; particolarmente significativo per l'Europa, dove Siemens rappresenta il pi&ugrave; grosso conglomerato dell'elettronica. Secondo Peter Loescher, CEO dell'azienda, "la velocit&agrave; alla quale il business sta cambiando nel mondo &egrave; aumentata ulteriormente e stiamo dunque ri-orientando Siemens. Contro il rallentamento dell'economia dobbiamo diventare pi&ugrave; efficienti, e dobbiamo farlo con urgenza".I tagli annunciati da Siemens cozzano con le esigenze dei lavoratori, sostengono per&ograve; i sindacati, che parlano di tagli "incomprensibili", "inaccettabili" e "completamente esagerati". Maretta anche e soprattutto in madrepatria: in Germania perderanno il posto pi&ugrave; di 5.200 persone.</p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>La banda larga in Italia ancora non prospera</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/la-banda-larga-in-italia-ancora-non-prospera" />
    <id>http://www.luckylinux.org/la-banda-larga-in-italia-ancora-non-prospera</id>
    <published>2008-07-09T20:48:19+02:00</published>
    <updated>2008-07-09T20:48:19+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="banda larga" />
    <category term="broad band" />
    <category term="famiglie" />
    <category term="Internet" />
    <category term="Osservatorio Banda Larga" />
    <category term="Tecnologia" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p> Roma - È in crescita - seppur lenta - il mercato del broad band domestico: in Italia le famiglie che fruiscono di un servizio di connettivit&agrave; in banda larga sono 8,7 milioni (il 37% del totale nazionale), ma esistono oltre 14 milioni di famiglie che non ne usufruiscono e 11 milioni che nemmeno hanno un PC. Sono alcuni dei numeri evidenziati dal rapporto <a href="http://www.osservatorio</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p> Roma - È in crescita - seppur lenta - il mercato del broad band domestico: in Italia le famiglie che fruiscono di un servizio di connettivit&agrave; in banda larga sono 8,7 milioni (il 37% del totale nazionale), ma esistono oltre 14 milioni di famiglie che non ne usufruiscono e 11 milioni che nemmeno hanno un PC. Sono alcuni dei numeri evidenziati dal rapporto <a href="http://www.osservatoriobandalarga.it/pubblico/attach/4761_OBL_NotaIncontroSponsor_25giu08.pdf" target="_blank">Famiglie italiane e Banda Larga</a> dell'<a href="http://www.osservatoriobandalarga.it" target="_blank">Osservatorio Banda Larga</a>, con dati aggiornati a giugno 2008.</p>
</p>
<p>"I <em>driver</em> che spiegano la penetrazione della banda larga - precisa l'Osservatorio - rimangono legati alle principali variabili socio demografiche ed economiche: la presenza di figli in famiglia (il fattore che incide maggiormente), il titolo di studio ed il reddito del capofamiglia". Da sottolineare il fatto che, tra le famiglie italiane connesse con broad band, l'80% ha un abbonamento con canone flat. Questo dato fa emergere, si osserva nel rapporto, un'inversione di tendenza rispetto al passato, quando una parte rilevante degli accessi ad Internet erano tariffati a consumo. </p>
</p>
<p>Sul fronte delle attivit&agrave; svolte in rete, i pi&ugrave; utilizzati sono i servizi di comunicazione (principalmente email, ma si fa largo anche l'instant messaging) e quelli di informazione (news, enciclopedie online ed informazioni legate ad acquisti di beni e servizi). In aumento i servizi di utilit&agrave;, quali e-Banking ed aste online (utilizzati, rispettivamente, dal 47% e dal 54% delle famiglie). Il mercato cresce dunque dal punto di vista della qualit&agrave; e delle esigenze (avvalersi di un servizio a costo fisso implica la ricerca di una soluzione che offra pi&ugrave; convenienza per chi genera pi&ugrave; traffico dati), ma anche della competizione: l'Osservatorio rileva infatti i progressi di quello che viene definito "il processo di erosione delle quote di mercato dell'incumbent da parte degli operatori alternativi".</p>
</p>
<p>Anche l'IPTV ha fatto registrare un aumento significativo, con 650 mila utenti: "L'incremento - spiega una nota - &egrave; riferibile all'aumento del numero di player sul mercato (a Fastweb, presente storicamente sul mercato IPTV, si sono aggiunti nell'ultimo anno Telecom Italia, Tiscali e Wind).</p>
</p>
<p>Anche il mercato della connettivit&agrave; mobile comincia a far emergere risultati di rilievo: "Appare in consolidamento - si evidenzia - il numero di famiglie che a casa dispongono del solo telefono mobile, con valori prossimi a 6 milioni a giugno 2008. In significativa crescita, invece, le famiglie che utilizzano apparati mobili (cellulari, connect card, ecc.) per connettersi ad Internet. A met&agrave; 2008, sono circa 2 milioni le famiglie che utilizzano servizi di connettivit&agrave; mobile (in sostituzione o, pi&ugrave; spesso, in aggiunta ai servizi broad band su rete fissa)".</p>
</p>
<p>Due le voci citate dagli utenti come i maggiori ostacoli all'adozione dei servizi broad band, una abbastanza prevedibile e un'altra sorprendente. La prima &egrave; l'assenza di copertura, un elemento che "appare in via di progressiva risoluzione, in virt&ugrave; dell'estensione della copertura ADSL". La seconda &egrave; l'inutilit&agrave;, una percezione che "appare strettamente connessa alla ridotta diffusione dei PC nelle case degli italiani e, quindi, ad una condizione pi&ugrave; strutturale ed in pi&ugrave; lenta evoluzione".</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda infine la <em>digital prosperity</em> e la valutazione del possibile impatto della banda larga sullo sviluppo economico, l'Osservatorio considera che "nel panorama internazionale, l'Italia appare in ritardo rispetto agli altri Paesi dell'Unione Europea, soprattutto per quanto riguarda il grado di alfabetizzazione informatica della popolazione, fattore che incide negativamente sullo sviluppo del mercato della banda larga".</p>
</p>
<p>"I vincoli strutturali che condizionano lo sviluppo del mercato della banda larga in Italia - sottolineano dall'Osservatorio - richiedono un intervento di sistema, con cui consentire all'intero Paese di beneficiare delle condizioni di prosperit&agrave; economica e sociale, connesse con l'affermazione di nuovo modello di economia digitale". </p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
  <entry>
    <title>Sicurezza, i bollettini MS di luglio</title>
    <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.luckylinux.org/sicurezza-i-bollettini-ms-di-luglio" />
    <id>http://www.luckylinux.org/sicurezza-i-bollettini-ms-di-luglio</id>
    <published>2008-07-09T20:45:59+02:00</published>
    <updated>2008-07-09T20:45:59+02:00</updated>
    <author>
      <name>admin</name>
    </author>
    <category term="aggiornamento" />
    <category term="buffer overflow" />
    <category term="patch" />
    <category term="Sicurezza" />
    <category term="vulnerabilità" />
    <summary type="html"><![CDATA[<p>Redmond (USA) - <a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a> ha pubblicato i bollettini di sicurezza di luglio, e come non succedeva da tempo, tra di essi non compare alcuna vulnerabilit&agrave; "critica". BigM ha anche diffuso un advisory in cui segnala una seria falla che si annida in un controllo ActiveX di Access.</p>
</p>
<p>I bollettini di questo mese sono quattro</p>
    ]]></summary>
    <content type="html"><![CDATA[<p>Redmond (USA) - <a href="http://www.microsoft.com" target="_blank">Microsoft</a> ha pubblicato i bollettini di sicurezza di luglio, e come non succedeva da tempo, tra di essi non compare alcuna vulnerabilit&agrave; "critica". BigM ha anche diffuso un advisory in cui segnala una seria falla che si annida in un controllo ActiveX di Access.</p>
</p>
<p>I bollettini di questo mese sono quattro, tutti classificati come "important". <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms08-040.mspx" target="_blank">MS08-040</a> descrive quattro vulnerabilit&agrave; relative a SQL Server 7.0 2000 e 2005 che possono consentire l'elevazione dei privilegi. </p>
</p>
<p><a href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms08-038.mspx" target="_blank">MS08-038</a> risolve invece una falla in Windows Explorer che pu&ograve; essere sfruttata da un aggressore per eseguire del codice: perch&eacute; l'attacco abbia successo, il cracker deve creare un file malformato e convincere l'utente ad aprirlo. <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms08-037.mspx" target="_blank">MS08-037</a> corregge due falle legate al DNS Spoofing, mentre <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/bulletin/ms08-039.mspx" target="_blank">MS08-039</a> riguarda due vulnerabilit&agrave; in Outlook Web Access for Exchange Server sfruttabili da un utente malintenzionato per elevare i propri privilegi.</p>
</p>
<p>Con l'advisory di sicurezza <a href="http://blogs.technet.com/msrc/archive/2008/07/07/snapshot-viewer-activex-control-vulnerability.aspx" target="_blank">955179</a> Microsoft ha invece avvisato gli utenti della presenza, nel controllo Snapshot Viewer ActiveX di Access, di una falla che pu&ograve; essere utilizzata da un sito web maligno per eseguire del codice a distanza. Il problema interessa le versioni 2000, 2002 e 2003 del noto database di Microsoft.</p>
<p>Fonte: Punto-Informatico.it<br />Cordialmente, Lucky Linux.</p>
    ]]></content>
  </entry>
</feed>
